ERNESTO AMELIO

DIARIO 1940-1941

(Ricerche di Francesco Torchia)
(Elaborazione Pasquale Vaccaro)


11.6.1940. Il Com. settore Militare di Aiscia Col. Agosti mi ordina di partire per il distretto Mil. Di harar, mobilitato. Alle ore 19,30 in divisa mi presento al Col. Agosti per consegnargli le chiavi del Deposito Agip, per partire alle ore 0,30. Il Col. Mi dice di aver segnalato al Co. Truppe di harar la necessità d’essere esonerato perché necessario rimanere nel deposito Agip. Telegrafo alla direzione Agip di Addis Abeba.

21.6.1940- Il Com Truppe di Harar mi concede esonero.

27.6.1940- Il Console Gresel e l’Ispettore del P.N.F. Angelo Tuttilmondo giungono ad Adagalla con il Batt. CC.m. che dovrà prendere parte all’azione del Somaliland ( Ten. Radente Adolfo- Via Monfalcome 38 Taranto).

4.8.1940-Io, il Magg. Ceri capo Servizi logistici ed il Ten. Autoreparto Previero di Como, ci rechiamo ad Adagalla ove presento al Console Gresel, mio esposto con il quale rinunzio all’esonero per partecipare all’azione di guerra che si delinea. Copie di tale esposto vengono da me trasmesse: alla Dir. Agip di Aba, al com. Settore di aiscia col. Agosti, al com. la 4^ legione di Harar, alla Federaz. Dei fasci di harar. Prego l’Ispett. Tuttilmondo, il Fed. Poggio, d’interessarsi per ottenere dal Com. Truppe d’Harar la revoca del mio esonero.

15.8.1940-Il Sovrintendente dell’Agip Comm. Duca Marino Dusmet mi telegrafa di non abbandonare il mio posto di responsabilità onde evitare sua denunzia all’autorità militare per abbandono di posto. Un decreto Vicereale dichiara inamovibili gli impiegati dell’Agip a capo di deposito Aiscia, importante ai fini logistici, non può subire mutamenti nel deposito Agip. Il Col. Agosti, il fed. Poggio concludano ugualmente: non possono autorizzarmi di seguirli nell’impresa di Zeila.

19.8.1940-Il dott. Faghini, direttore del Deposito Agip di Gibuti, mi telefona da Dire Daua dall’Uff. del Maresciallo Magg. CC.RR. Simonetti, alle ore 20,15, rispondo alla telefonata. Faghini insiste, quale ispettore Agip, incaricato dal duca Dusmet sualla mia faccenda, di non muovermi dal deposito per espresso ordine dl Duca, e mi fa intravedere che il duca di è offeso del contenuto del mio esposto tendente ad ottenere il mio richiamo alle armi. Il Regio Commissatrio di Aiscia, Ten. Col. Cav. Uff. Giuseppe Saracino, mi consiglia di rimanere al mio posto e ubbidire agli ordini superiori.

21.11.40- Pertanto accetto l’ordine di inquadrare ed assumere il Com. della Milizia Speciale di Aiscia, agli ordini del fed. Poggio e del maggiore Felice Pennati.


21.3.41- la dir. Agip m’ordina di ripiegare l’ufficio a Dire Daua e mettermi agli ordini del funzionario Dott. Canten. Giungo a Dire Daua dopo avere informato il Distretto Militare di harar che, dovendo chiudere il mio Ufficio, posso essere mobilitato. Mentre giungo a Dire daua, i CC.RR. di aiscia per telefono comunicano l’ordine di mobilitazione giusto da Harar. Il Dott. Canten corre ad Harar per chiedere il mio esonero. Parlo con il cav. Rossi ( Direttore della SANE e depositario dei prodotti agip per Harar) il quale s’affanna per ottenere tale scopo. Il Distretto e la federazione si oppongono. Torna a Dire Daua il Dott. Canten e mi annunzia che nulla, suo malgrado, ha ottenuto per me. Invece, ha ottenuto l’esonero per il collega Attilio Galassi ( Piazzale Aurelio 92, Roma) del deposito di Dire Daua. Canten mi consegna, a mezzo di Galassi, lire duemila in conto mio stipendio del mese di marzo. Anticipo lire mille all’operaio del deposito Agip d’Aiscia Antonio Biganone, per conto dell’Agip che me li dovrà rimborsare.

22.3.41-In divisa parto per Harar. Nelle ore pomeridiane consegno all’I.N. delle Assicurazioni lire 2974- e passo la visita medica per la riattivazione della mia vecchia polizza di assicurazione di lire cinquantamila.

23.3.41- al Com. Truppe d’Harar, il Col. Giaccardi n’assegna al 6° BTG della Compagnia Telegr. Mi dice subito che il nemico incalza e deve affidarmi una missione delicata. La sua macchina ci attende alla porta. Telefono dal suo ufficio, al Ten. Renzini Com. Inter. Della Compagnia Telegrafisti; gli dico di essere stato assegnato alla sua Compagnia. Devo però partire subito col colonnello Curi.Curi il ritiro del mio bagaglio e lo custodisca. Ore 21.15-Il, il Magg. Bartoletti ed il Col. Bazzani partiamo verso l’8° km sulla strada Harar Giggia. Scendiamo nella valle Bisfidimo ove, nei pressi del fiume Banane, operai della ditta Helman di Harar, lavorano per eseguire sulla strada tre interruzioni. Il Col. Controlla, da disposizioni che si eseguono con volontà e ritmo accelerato. Il mio compito è stabilito: assumere il comando nelle tre interruzioni. Resto solo con gli operai che, con slancio ammirevole, al buio finiscono il lavoro all’alba del nuovo giorno.

24.3.41- ore 7- Udiamo il combattimento di Babile e Passo Mard, nella notte si inizia il ripiegamento da quelle posizioni. Camicie nere, fanti, Artiglieri, Ascari, automezzi, vengono da me diretti e guidati sulle pericolose interruzioni. Notte insonne e di passione.

25.3.41- ore 7- Il Generale di div. Santini ( reduce della Somalia), il Gen. Brig. De Rosa, il Col. Brig. Alborghetti, decidono e m’ordinano, con bandiera a lampo di colore, di far saltare la prima interruzione stradale: il nemico è giunto. Un mio cenno e la strada è interrotta. Ripiego con i miei dipendenti sulla 2^ e 3^ interruzione. Passa il col. Del Genio di Mogadiscio Tassini, al quale do chiarimenti. Mi incontro con il gen. De Simone che mi impartisce degli ordini da me subito eseguiti. Ore 17,30- la 4^ Batt. 77/28 spara su carro d’armi nemico. Ore 22.45 passa il col. Brig. Alborghetti e mi invita a cena nel quartiere generale a fiume delle Banane, ove trovo del buon vino.

26.3.41- ore 6,10 inizia il combattimento d’Harar, oltre valle del Bisfidimo verso fiume delle Banane. Sono in linea: il 140 BTG Amara, 14^ Brigata del Magg. Pecorini- Colonn. Sora; elementi del 37 Btg Col. Reduce dalla Somalia il cui comandante Ten. Col. Caruso è già caduto prigioniero ) e sono ora comandati dal Cap. leone. 2^ Brigata d’Africa di Harar, al comando del I° Seniore Berardini Alessandro ( nel quale si trova il valoroso S.C.M. Passudetti, mutilato e medaglia di argento della grande guerra). Ci siamo incontrati la scorsa notte, sull’interruzione I^. Il reparto del col. De Cicco, ripiegando da Babile, ricevette l’ordine di schierarsi in linea sul Carsà. Due batterie da 105 del 60 Rgt Art. comandate dal Ten. Col. Gonella. Due batt. 77/28 del ten. Col. Sofia. Batt. Contra aerea 75/27 del gruppo del Centur Mabeni. Batt. Anticarro 47/32 del Ten. Reduce dalla Somalia. Mi incontro al telefono ( sotto il ponte) con il S.,T. Catino Michele da Magliano Vetere Salerno Via Oliva 17 della 4^ batt. 77/28. Ore 11.40 infuria la battaglia. Giunge al nostro posto d’osservazione il Ten. D’artiglieria Cetera Giovanni da Oriolo Calabro-Cosenza- oer consegnare al col. Brig. Alborghetti ed agli altri due Generali un ordine dell’Uff. operazioni del Comando Scacchiere di Harar. Ore 12,00 un aereo nemico sorvola su Harar e impone la resa. Minaccia di bombardare la popolazione civile. La battaglia infuria e la nostra artiglieria controbatte in modo mirabile quella nemica che allunga sempre più il suo tiro su Harar. I bimbi e le donne sono colpite. Bisogna evitare il macello. Ore 12- Ordine di non prendere iniziative. Sono in corso trattative con il nemico per dichiarare Harar città liberà. Artiglieria riceve l’ordine e rallenta il fuoco. Il nemico rimbaldanzisce e martella con ritmo crescente e con massa di fuoco sempre maggiore. La nostra Artiglieria tace, avvelenata e mordendosi le labbra. Il nemico si accanisce sulle truppe in linea che si battono da eroi. Le avanguardie nemiche avanzano carponi. I colpi d’artiglieria nemica centrano le nostre batterie. Il momento è grave. Non c’è ordine di usare le armi automatiche. Il Comandante dei nostri reparti di colore è tremante di collera nel vedere avanzare le pattuglie nemiche. Nell’osservatorio si freme. I nostri Generali vorrebbero ordinare il fuoco, ma non possono. Attimi di viva trepidazione non si vuol cedere; ma il nemico avanza. Le nostre mitraglie ripigliano il loro crepitare. Un coro di entusiastiche approvazioni si eleva dagli uomini attoniti dell’Osservatorio. Sento i generali: bravo, ha fatto bene quel Comandante!. Sfogo inutile, ma umano e necessario. Le avanguardie nemiche, ripiegano ruzzolando, stritolate, squartate dai proiettili. Ore 14,50- Ordine di resa, dal nostro comando superiore. Con le lagrime negli occhi, i tre Generali si consultano e l’ordine viene trasmesso. I nostri reparti ripiegano ed il nemico, malvagiamente, martella con maggiore accanimento le retrovie pullulanti dei nostri combattenti. Ore 16- Il Gen. Alborghetti mi chiama per balbettare: < il tuo compito è finito>. M’irrigidisco avanti a quel valoroso dal volto imbiancato, soffuso di pallore e sento tutta l’anima mia tremante con la sua. Parto, con i miei uomini, verso Harar. Raccolgo, per la strada, alcuni militari indigeni che mi chiedono soccorso. Il cannone nemico romba accanito, inorgoglito. Passiamo attraverso una cortina di fuoco. Nel Comando Truppe di Harar, mi presento al mio Comandante Colonnello Bazzani. Era a colloquio con il ten. Col: De Astis Comandante il Distretto Militare e con colonnello del Genio di Mogadiscio Tassini Giuseppe. M’accoglie, m’ascolta e mi ordina di proseguire per Dire Daua, con le macchine già piene di genieri, appena ritorna da una missione il ten. Renzini ch’è partito poche ore prima. Ma Renzini non torna: è caduto prigioniero! Parto alle ore 17. Il Maresciallo Vada, da me raccolto per la strada, per prendere il suo bagaglio, scarica il mio saccobranda a Dire Daua e, a mia insaputa, lo abbandona. Perdo, così il mio bagaglio e resto completamente privo di tutto. Il Col. Bazzani mi raggiunge a Dire Daua e sui cena in fretta. Ore 23 parto per Birio Cunni-Asba Littorio, ove trovo la mia compagnia. Per la strada, a Gota, subisco sei bombardamenti aerei.

27.3.41-ore 7- Giunto ad Asba Littorio incontro un collega giunto da Birio Cunni. Assieme siamo ospitati dal maestro elementare, suo amico, il quale mi offre dell’acqua per lavarmi e dell’ottimo caffè espresso. Con il collega partiamo e giungiamo, alle ore 10, al 6° Btg Genio Prausio alle ore 23, cena alle ore 19,30. Il collega Ten. Turchetti ( morto nel 1944 nel campo P.O. n. 356 Sez. D) m'ospita nella sua tenda.

29.3.41- (sabato) Ascoltiamo la messa ed alle ore 15,30, la mia compagnia telegr. ( cap. Crudo Oreste, Ten. Mancinelli Ing. Alberto, Ten. Candullo, Ten. Trovato Gaetano, S.T. Caregari Walter,) parte per Adana. Ore 19 si parte per Adana. Ore 23 si rompono le balestre di due macchine cariche di genieri. Erano già prive di fari. Fermo un’auto colonna dell’aviazione distribuisco gli uomini su quelle macchine, avvertendo tutti d’attendermi al Posto blocco di Adana . per mancanza di posti, attendo altro mezzo di fortuna.

31.3.41 ore 2 giungo ad Adana. Non trovo gli uomini. Per il freddo intenso si erano riparati, addormentandosi. Temo che abbiano proseguito. Per telefono il posto blocco di Addis Abeba, m’assicura che la colonna dell’aviazione è giunta senza soldati del Genio. Ore 7-Incontro un sotto ufficiale del Genio che mi conduce alla tenda del Ten ing. Mancinelli, ove rigusto il caffè. I miei soldati si presentano. Pranzo e ceno con il Ten Art. Domenico Cimino, cugino di mia moglie, ed assieme a suo cognato Ten bers. Alfredo Esposito. Anch’essi ripiegano. Subiamo intenso bombardamento.

1.4.941- ore 1- Si parte per Boccaggi. Ore 18.30- Giunti a Boccaggi fra un freddo intenso e umido.

2.4.941 ore 9-Si parte per Malcada Deccià. Si arriva ore 18 e ceno fra i soldati

3.4.41 ore 10. Si parte per Cofolè ove si giunge ore 18.30. Ogni tratto di strada, da noi percorso con in testa il Comandante del BTG Ten Col Eugenio Florio, viene riattato da noi. Prepariamo la strada, gettiamo ponticelli, miglioriamo i guadi, alla truppa, agli automezzi che ripiegano dall’Hararim al nostro seguito. Né i bombardamenti aerei, né la stanchezza per mancanza di mezzi e di sonno, né la mancanza di pulizia, né la mancanza di notizie da casa, né la deficienza di scarpe, di vestiario, di attrezzi da lavoro, abbandonati per mancanza di automezzi, né la mancanza di protezione aerea, nulla, nulla ha mai indebolito lo spirito del geniere Italiano! Il suo morale, sempre alto, lo avvicina sempre di più al suo ufficiale e lavora e cammini sempre di giorno e di notte. Senza lamenti, con il cuore ferito ma con la certezza della vittoria: L’Abissinia, si pensava, è un episodio! Spesso mi è dato di parlare di miei uomini. Sono giovani ed anziani, celibi e coniugati, figli e padri. M’ascoltano in silenzio. Mi credono perché sentono parlare il mio cuore al loro; la mia fede parla alla loro intelligenza latina. Comprendono il linguaggio semplice…. < anche se dovessimo perdere terreno in Africa, i nostri fratelli più forti e più agguerriti di noi, l’Italia avanzerà, ci vendicherà, vincerà! Siatene certi, o miei soldati, la vittoria arriderà alla nostra Patria> .

5.4.41 Si parte per Sciasciamanna. Ore 12. Non ho pane né viveri per i soldati. Incontro un autocarro con pane. Prego il collega di cedermene. Ne ottengo mezza pagnotta per soldato. Ore 16- Si giunge a Sciasciamanna ( Soddu). Iniziamo subito i lavori stradali.

5.4.41- Il Gen. Giauma del sotto settore ( sta per aiutante di campo il Cap. di Fanteria Pietro Sofia-Cannitello-Reggio Calabria) ci ordina di preparare una linea difensiva sul fiume Dadaba, a 15 km da Sciasciamanna, verso Aba; di schierarci con tutto il BGT in trincea. Prendo contatto con il Residente Dott. Rossi e provvedo la carne per la truppa. Il buon Dottor Rossi m’invita a cena, nella R. Residenza.

6.4.41- ore 16. La truppa si schiera sul Dadaba; Resto in trincea con i miei soldati.

7.4.41-ore 15. Spostiamo la ns linea a 7 km verso Aba.

10.4.41-ore 10. Dieci aerei nemici ci bombardano per un’ora e mezza, indisturbati.

12.4.41- ore 16. Vengo trasferito alla 16^ Comp. Artieri, che si trova schierata in linea, sulla destra della Comp. Telegrafisti. Prendo commiato dai miei colleghi e parto subito nella nuova famiglia che m’accoglie con affetto. Non dimenticherò le buone parole del cap. Marzi Natale-Via Castelfidardo 18-Firenze; e la simpatia dimostratami dai colleghi: St. Francheschini Euriale I° Pl.-St Klein Marco 2° Pl, St. Berrone Miochele 3° pl; St Russo Federico 4° pl, St Tattanelli Dante 5° pl; St Pasquale Felice e St Baldassare Angelo e Trovato Gaetano, D’Amelio Riccardo. Trovo una Comp. Di 200 uomini che il Cap. Marzi inquadrò in Adagalla (Aiscia), prima della guerra. Ero senza danari e, giorno 6, il Rag. Contessi dell’Agip di Sciasciamanna, dopo tante peripezie si decise prestarmi mille lire. Gli rilasciai ricevuta, autorizzandolo a farseli restituire dalla Dir. Agip di Aba, in conto mio stipendio di marzo percepito e delle altre mie competenze.

13.4.41- Pasqua. Il cap. Marzi mi domanda se gradisco il I° Plotone o se desidero affiancarlo nel comando della Compagnia. Faccio decidere a lui. M’affida la sorveglianza dei plotoni e mi da incarichi speciali e di fiducia. Più che ad un mio superiore, mi trovo vicino ad un padre. Cerco di meritare della sua fiducia, sebbene la Compagnia già funzione a meraviglia. Trovo ottimi sotto ufficiali: Serg. M. Giunta e Tanari, Serg. Bedeassi e Giarlantonio, Serg. M. Sallemi e Gentili-calabrese, Serg. Ingrassia.

23.4.41 –ore 7- riceviamo l’ordine di partire subito per il Monte Ubani –50 km. Circa verso Soddu-per prepararci campi minati e fossi anticarro. Partire, sistemarsi e iniziare i lavori fu una cosa sola. Il Col. Bazzani ha dato le opportune disposizioni. Provvedo il rifornimento di carne parlando col Residente Rossi. All’approvvigionamento idrico, portandomi un autocarro con fusti nel fiume a metà strada fra Sciasciamanna e Calisto.

25.4.41-ore 8,20-Mi reco a Sciasciamanna per pagare al residente, i buoi e vengo mitragliato per la strada da aerei nemici. Molto panico ma nessun danno.

25.4.41-E’ impossibile ricevere da Ubondo viveri per la truppa. Quei magazzini sono sforniti e la strada pullula di ribelli. Il Ns s.T. D’amelio, della Comp. Telegrafisti, è stato preso prigioniero con il camion pieno di viveri. Il mio Cap. Marzi mi manda a Soddu. Per la strada molti aerei ci bombardano e mitragliano. Conduco un plotone di genieri richiesti dall’Ufficio staccato lavori genio di Soddu. Incontro il Col. Tassini che mi chiede i documenti di viaggio miei e dei soldati. Giungo a Soddu alle ore 13,50. Consegno gli uomini al Magg. Del genio Albertazzi, il quale provvede per il rancio. M’invita a colazione e mi fornisce opportuni consigli per il prelevamento viveri. Dovrò rimanere a Soddu due o tre giorni perché la sussistenza attende rifornimenti. V’è soltanto farina di granturco. Piove. Gli aerei ci costringono a scendere nei rifuggi grondanti d’acqua. Varie volte scendo in quello dei CC.RR.

27.4.41-Incontro il Col. Tito Agosti, proveniente dal lago margherita, il Ten. Bers. Nardella Ufficiale Addetto, il Ten Tronconi e gli altri Ufficiali che avevo lasciati ad Aiscia. Il Col. Mi comunica che è stato nominato dalla 25^ Div., Comandante del Sotto Settore di Sciascia ove si trova la mia Compagnia. La sorte mia ha rimesso alle dipendenze di Agosti che, per ben 22 mesi, fu il mio superiore ad Aiscia. Nato a Civitavecchia, mutilato, 2 medaglie d’argento, promosso per meriti di guerra, colonnello di Cavalleria, già regio Commissario di Aiscia, comandò la colonna su Zeila.

28.4.41- Prelevo allìOsp. Militare di Soddu, medicinali e faccio partire l’inf. Pedrazzini con gli altri soldati, per avvertire il Cap. Marzi che attendo viveri, per prelevare. In Soddu, un nazionale coltiva un gran giardino e vende molta verdura. Lo prego di fornirmene a pagamento, per la mia truppa.. Mi chiede l’ordine del residente Pulimenti Carmelo-Via Biscio 2Messina- Lo trovo in divisa da Ten. D’Artiglieria. Mi usa molte cortesie, ma verdura niente. Un’indigena di Aiscia, scappata col fratello, dopo il ripiegamento delle nostre Truppe, riconoscendomi dice:< Cristos aiutare per te, sig. Tenente>. Ore 22- Giunge a Soddu la salma di un S.T. del genio ucciso dagli aerei mentre si dirigeva verso Calisto.

30.4.41- Prelevato farina di granturco e pochi capi di vestiario ( il magg. Ceri capo servizi m’assicura che la colonna viveri non giungerà presto). Riparto. Ore 13,10- due mitragliamenti aerei. Saltiamo dalla macchina quando l’aereo picchia su noi. Un enorme tronco d’albero ci ha parato i colpi. Con 5 genieri giriamo attorno al tronco in senso opposto al giro dell’aereo. Siamo sfiorati dai colpi. Un grido acuto. Panico. Un soldato è disteso per terra. Lo crediamo colpito. No. Si è buttato per terra dallo spavento ed un suo compagno, girando, gli ha calpestato la mano destra. Tornano gli aerei, sono tre. Ripigliamo la marcia dopo riparate alcune bucature. Sentiamo esplodere le bombe che gli aerei sganciano su Calisto ove, giunti apprendiamo che la Colonna Bertello, partita da Sciasciamanna, è stata scoperta e martellata dagli aerei nemici. La mia Compagnia non la troviamo ove l’abbiamo lasciata. Nel luogo dell’accampamento trovo fuochi ancora accesi, legname abbandonato, un nostro autocarro senza tracce di distruzione. Ne arguisco che i nostri uomini si sono allontanati da poco. Verso dove? Proseguiamo verso Sciasciamanna. Tracce d’un recente forte bombardamento, dappertutto. Il lavoro eseguito abbandonato. E’ sera. Giunto al comando Settore, mi presento al mio Com. di Btg . Il Ten Col. Florio m’informa della nuova dislocazione della mia Compagnia. La raggiungo al buio. Il ns S.T. Clain, Architetto, partito con un plotone con la Colonna Bertello, è in ospedale con la spalla sguarciata da raffica di mitraglia. Un ns soldato ferito. Un milite ed il cent. Gallotti del 585 Btg. CC.MM. feriti; il C.M. Giovannelli di Firenze, ferito; due macchine distrutte e bruciate. La Colonna Bertello cominciava a raggiungere lo scopo: attrarre verso di se, per motivi strategici, la forza nemica che pressava in altro settore. Tre giorni di marcia. Scoprono l'’ccidio della batteria del valoroso Ten De Liso. Il S.T. fanteria De Boro Ottorino-Via Nizza 158-Roma- 2^ Comp. 12 BTG Coloniale ( Comandato dal Maggiore Nadalini Gioacchino) seppellì i frammenti del corpo di De Liso, straziato dai ribelli, e degli altri uomini della Batteria. Raccontò questo episodio: seppe che un artigliere si trovava nascosto in un vicino Tukul. Lo chiama< viene da me, sono ufficiale italiano>. Ma l’artigliere, con grida e ruggiti bestiali, si perde nell’intricata boscaglia infida e pullulante di ribelli: era impazzito. Unico superstite di quello scempio!. Poco oltre tale località, la Colonna Bertello si ferma. Attende ordini per tornare indietro. Non un solo aereo italiano si è visto mai, a protezione. Deve continuare la marcia di notte, sfidando le imboscate dei ribelli. Il cielo è dominato di giorno e di notte, dagli aerei nemici. Un nemico che ha accanito il suo odio sul combattente dell’Impero, staccato dalla madre patria, già prigioniero del nemico, dal 10.6.940. Alimentando di armi e munizioni i ribelli dell’Abissinia, avvelenando l’anima buona degli indigeni con la propaganda dei manifestini lanciati dagli aerei, falsi e bugiardi, il nemico ha attaccato tutti i ns presidi, da ogni lato. Di giorno e di notte, con l’insidia dei ribelli sempre più in aumento, con i carri armati, con gli aerei. Ma il soldato, l’aviere del Btg azzurro, il marinaio del Bgt S. marco, tutti i figli d’Italia han resistito con onore, considerando le specialissime condizioni d’inferiorità. La visione del tricolore italiano, della mamma lontana, del pargoletto triste, della Patria in lotta, ha sempre equilibrato il combattente d’Africa, fiducioso e sereno di fronte al disagio ed alla morte.

1.5.41- Sciasciamanna subisce 5 poderosi bombardamenti aerei. Allarme: infiltrazione di ribelli?

2.5.41-Altre 3 incursioni aeree. Ore 12,15 La mia compagnia è schierata in trincea: assumo il comando del 3° Plot.-ore 16-16,20. Sedici aerei sorvolano la nostra posizione, bombardando. La mia tenda, mimetizzata in boscaglia, viene colpita da una raffica: sette buchi. Io sono in trincea e la vita è salva. Bufano Angelo, mio attendente, vecchio soldato dai granbaffoni, vissuto 20 anni nelle miniere americane, padre di molti figli, d’un paesello del cosentino mi porta la notizia. Ci si ride su con il Capitano. Peccato che il serbatoio, d’alcune nostre macchine è stato colpito.

3.5.41 Un aereo ci attacca alle 8.

6.5.41 Il Cap. Marzi, con 2 Uff. e truppa parte per sole, di rinforzo, per presenza di ribelli. Assumo il Comando della Compagnia. Cinque cadaveri trobvati strada verso Soddu, irriconoscibili per gli sfregi, ricevono da noi onorata e commovente sepoltura. Il Col. Agosti dice:< Pace a voi, non conosco il Vostro nome ma rimarrete presente lo stesso al nostro cuore>. Altri tre soldati vengono sepolti. Pare che uno di loro sia un ufficiale. Vengono trovate, vicino ai cadaveri, due motociclette intatte. Un colpo, si vede, ha sfiorato il manubrio d’una di esse. Abbiamo tolto le tavole d’una nostra baracca per le casse funebri.

9.5.41 Mentre ero a colloquio con il col. Agosti, vengo a sapere che la linea del dadaba è stata attaccata. Tuona il cannone. Respinto attacco nemico frontale.

10.5.41 sono schierati: il 12° Bgt Colonna del Maggiore Nadalini, la 1^ Compagnia Cc.RR. centurione Di benedetto, 1^ compagnia 210° Rgt fanteria Colonnello Gherosi ( con il Cap. De Buoni Emilio di Cosenza) carri armati leggeri del Twen. Rinaldini, 1° Gruppo 77/28 su 2 batterie del Ten. Col. Bonessa, 4 pezzi anticarro comandati dal ten. Mazzei Giorgio-Belluno- 1^ Batt. Contraerea su tre pezzi S.T. Cosso (Sardo). Il combattimento infierisce di giorno e di notte con esito brillante da parte nostra.

12.5.41 Il nemico riceve rinforzi poderosi d’artiglieria, carri armati pesanti ed aerei. Netta superiorità nemica di mezzi. Il maggiore Gioacchino Nadalini, Comandante del fronte, trova morte eroica, alla testa del suo glorioso 12 rgt Coloniale. Ore 22,45 Il nemico inizia un nuovo poderoso contrattacco, con preparazione d’artiglieria. Un carro armato pesante nemico, da 20 tonnellate, s’affaccia contro le nostre posizioni. Un audace puntatore del Ten. Bassanelli chiede l’ordine, al suo ufficiale, di sparare. Parte un colpo che investe il colosso di ferro, in pieno. L'italiano tira al petto e tira giusto. Il colosso è frantumato. Ecco il testo della comunicazione ufficiale data dal Generale Liberati, comandante la nostra 25^ Divisione: < Da Comando 25^ Div. Calisto 1265. Bravo Caporale Morabito che con cannone 37 ha immobilizzato grosso carro armato nemico. Cerchi liquidare gli altri due carri. Premiatelo. Lo sappiamo tutti prestatosi pezzi, per imitarlo. Liberati. Fiume Dadaba- Comando XII° BTG Coloniale 0822/1/16. A tutti i reparti dipendenti del fronte dadaba L.S. Alla batteria 37/40 per conoscenza e per esempio. Il Com. del fronte Maggiore Gioacchino Nadalini >>

13.5.41 ore 4. Sono d’ispezione alle trincee. Infuria il combattimento. Ascari disertano. Ore 5,15 chiamiamo la nostra stazione radio. Non riceviamo risposta. Un colpo caduto sulla stazione del fronte Dadaba, ha ucciso il sotto ufficiale e gli uomini del genio. Il nemico è ricacciato alla baionetta, dalla 3^ Compagnia Coloniale e subisce forti perdite. I ribelli gridano:. La risposta è il disprezzo, è la raffica di mitraglie delle nostre CC.NN., dei nostri soldati. Un gruppo di aerei. Carri armati e leggeri riescono a sfondare il fianco sinistro. Ore 8 Il Col. Agosti m’ordina di preparare la Compagnia. Intervenire. Partiamo dal Sotto Settore, per tamponare la falla. La nostra Compagnia corre verso il posto stabilito, ma lo sfacelo è avvenuto. Incontriamo gli avanzi dei vari reparti. Il nemico ha sfondato, il fronte è rotto. Riceviamo l’ordine di costituire una seconda linea di resistenza, a difesa della strada. Piove. La natura s’associa al nostro dolore. Nessun aereo italiano! Il nemico viene fermato. Il ten. Candia Innocenzo da Genova, avvocato ( col quale ci conosciamo da Aiscia) latore d’un ordine del Col. Agosti per i nostri reparti, cade prigioniero, mentre l’autista suo riesce a scappare con la macchina e torna fra noi. Ore 22,10 riceviamo l’ordine di ripiegare su Calisto. Il mio cap. Marzi, la scorsa notte, in giro d’ispezione fra le trincee, si produce una lussazione al piede, che gonfia. S’appoggia al mio braccio e partiamo.

14.5.41 ore 0.40 Gran fucileria, nel bosco di Sciasciamanna , contro infiltrazione di ribelli. Molti feriti, ( Ceci, Coletti Lanza, Gisberto, feriti sul Gidù: Cap. Magg. Buzzetti disperso). Vediamo ardere la Residenza di Sciasciamanna ad opera dei ribelli. Ore 5.45 alt di tutta la colonna delle forze del Sottosettore. Abbiamo percorso 25 km verso Calisto. Ci disponiamo in difesa, scavando trincee. Ore 9,10- aerei nemici sorvolano, mitragliando. La mia compagnia ha costituito una linea dietro il 210 Btg ( aiut. Magg. Tenente Felice da S. Fili-Cosenza).

17.5.41 Il Col. Agosti mi manda, per servizio, dal Gen. Liberati. Ore 11- Parto con il magg. Ettore Laborante del 210. Ore 13,14 giungiamo al Com. Divisione. Vengo subito ricevuto dal gen. Al quale consegno tre lettere. Ne ricevo le risposte e firmo per ricevuta d’un plico urgente e segreto. Il gen. Mi chiede alcune notizie. Col Maggiore, ricevo una fetta di carne e della polenta, che divoriamo. Partiamo verso Soddu per sollecitare l’inoltro dei viveri per la truppa che ci attende da due giorni. Per strada incontro il S.T. Baldassatrre, della mia compagnia, che mi offre un panino con tonno all’olio. Lo divido col maggiore e l’autista, il gran regalo! A Colisto, chiedo al vice Residente Rosolini Libero, altri tre buoni. Pago £. 660 che, in uno con le 350,00 spesi a Sciasciamanna giorni or sono, formano £. 1010,00 che dovrò aver rimborsati dalla Cassa di compagnia. Sentiamo tuonare il cannone. Alle ore 12,00 il nemico ha attaccato. Dice il maggiore: < vedrai che scoppola piglieranno dai miei soldati>. E fu vero. Il Regg. fece avanzare il nemico, senza dar segni di vita. Illuso di non trovare resistenza, serrò le file e avanzò a compagnie compatte. Quando fu a tiro di bomba, i nostri fanti aprirono il fuoco e sterminarono il nemico che subì una vera strage. Ripiegò abbandonando ogni idea. Molte scene di eroismo, avemmo quel giorno. Molti i morti e feriti. Nella serata vennero smistati mentre io rientravo in linea. Riferì al Col. e rientrai in Compagnia. Ma il nemico, scoprì le posizioni, riceve rinforzi e prepara il nuovo attacco. Ore 2,35. Vediamo dalle trincee, fari di macchine avversarie in movimento. Allarme. Avverto il Cap.

18.5.41 ore 10,30 Mentre conferisco con il Colonnello, serenamente mi dice: . Accetto. Il Ten. Troncone mi offre una galletta ed il S.T. medico Mauro, inviato a Tunisi- m’offre una mezza scatoletta di carne. Seduti per terra, facciamo colazione. Un colpo di fucile, un altro. Il nemico riapre il fuoco. Tre, quattro, dieci, ecc. sono le scariche. Saluto:< avete comandi, vado in trincea>. La mia trincea era a lato opposto alla linea. Carponi e di corsa m’avvio. Vedo il cap. in linea nella I^ trincea a destra, verso il Com. Settore. Attraverso tutto lo schieramento perché il mio posto è all’estrema sinistra fra il Capitano e me, sono schierati i nostri S. tenenti. Il fuoco è nutrito, l’Artiglieria si fa sentire. La nostra controbatte. Trovo i miei uomini al loro posto di combattimento. Sono schierati in cinque trincee, dalla sinistra del plotone del S. T. Russo. Nel seguente ordine:…. Totale 25 uomini. Scendo nella 5^ trincea. I miei soldati non hanno bisogno di raccomandazioni: fra loro mi trovo benissimo. Non dimentico l’ottimo Sallemi, capace, educatissimo, intelligente mio collaboratore. Il Buon Molinari, sofferente di cuore, ma ottimo e pronto mitragliere. E’ vero però che il mio capitano ( sebbene avesse insistito) per avere armi automatiche pesanti o leggere o qualche mitragliatore) non ha ottenuto nulla. Abbiamo tre tipi di fucili: 91- Mareliker e 70/87 con pochissime munizioni. Dovetti rivolgermi al Btg CC.NN. per e non mollare, eal Capo munizioni Franchini di Firenze, che era al Comando base del suo Btg nei pressi della Segheria Rapetti, per avere un po’ di munizioni originali. Purtroppo riesco, così a preparare una mezzora di fuoco. La nostra truppa, però non s’abbatte. Esegue gli ordini senza discutere. Tale, il combattente in Africa! Resiste più con il suo spirito, con la sua fede, con la sua speranza nel domani migliore, che per la possibilità di difesa il nemico teme tale spirito! Ore 12 il fuoco rallenta; ore 18 Si riceve l’ordine di ripiegare per Colisto ed oltre. Il mio Cap. per lo sforzo subito, ha il piede gonfio, che lo martorizza. Il Col. L’obbliga a salire sulla sua macchina. Assumo il Comando di Compagnia. Si parte a piedi. Il nemico apre il fuoco su noi. La marcia è quanto mai pericolosa, ma si giunge a Colisto. In testa alla Compagnia sento il Serg. Magg. Sallemi che m’offre il braccio: s’era accorto che zoppicavo per una storta al piede. M’aiuta con affetto. Sul ponte di Colisto troviamo il S.T. Baldassarre ed i suoi uomini. Avevano il compito dell’interruzione: ci fa luce sul ponte minato. Mi sento chiamare. Il Col. Agosti mi chiede se la mia Compagnia è al completo. Lo rassicuro > Forza ancora un pò> mi soggiunge. E giungemmo nel bosco presso Colisto, ove il Cap. Marzici ci riservò una sorpresa: un magnifico caldo ed abbondante spezzatino di carne, per tutti.

19.5.41 Il Corpus domini. Il grosso della truppa ripiegante, s’attesta in difensiva oltre il ponte di Colisto, verso Soddu, lungo la sponda sinistra del fiume Billate. Noi attendiamo ordini, nel bosco. I nostri automezzi col bagagliaio ridotto al mino, carburante, attrezzi, furono ben mimetizzati all’osservazione aerea. Ore 12,40 un aereo nemico sorvola e non mitraglia. Crediamo di averla fatta franca. Distribuito il rancio alla truppa, gli Ufficiali sediamo a mensa. Ore 13,10 Un colpo di cannone nemico passa sulle nostre teste, nella direzione di Soddu, scoppia lontano. Un secondo un terzo, due altri ancora, esplodono sempre più vicino a noi. Siamo stati scoperti e l’artiglieria regola il tiro per colpirci. Nulla da fare, non possiamo rispondere con fuoco di fucileria. Occorre evitare l’inutile macello. La battaglia si delinea accanita. Sentiamo la reazione delle nostre posizioni del Billate. Il nemico tira a 12 km, mentre la nostra può tirare fino a 8 km. D’ordine del nostro Capitano distribuiamo la truppa in ordine sparso, nel bosco. Ci dividiamo in piccoli gruppetti. Seguono me: Mazzei Carmine, armieri e l’anziano nostro falegname Giovanni Tebaldo. Ore 17,15 L’artiglieria nemica rallenta il fuoco. Decido di avvicinarmi agli altri e, seguito dall’esiguo nucleo, procedo a sbalzi, nell’intricata boscaglia. I ribelli ci attaccano alle spalle con raffiche di mitraglia e gli Inglesi sparano dal nostro fianco sinistro. Come vediamo partire il colpo di bombarda, giù noi a terra. Il sibilo ci dice che il colpo è lungo, rispetto a noi, e spicchiamo di corsa un altro balzo. Ma il procedere nella rete di alberi, arborelli, senza traccia alcuna, ci disorienta e, dopo il lungo cammino durato una ora, ci troviamo sulla strada ma spostati molto a destra ( rispetto al nostro accampamento) verso Soddu. Ore 17,15- Scorgiamo il Cap. Molinari che procede sulla strada, verso di noi. M’informa che la compagnia ha ripiegato verso Soddu. Credo non dica il vero e m’accingo a rendermene personalmente conto. Lascio i soldati e m’incammino verso il luogo ove sapevo d’aver lasciato il capitano: verso il nemico che sparava, con fuoco di sbarramento, sulla strada dalla colline che la dominavano fra gli scoppi di granate, giunsi dopo un’ora. Trovai soltanto, un nostro autocarro con il bagaglio dei soldati. Scorgo la mia cassetta, lasciata dal mio attendente, abbandonata. Cerco di recuperare documenti, tessere, titoli ecc.. Nel tirarla, faccio rumore. A quel rumore, da una piccola trincea, si erge il geniere Battaglia e mi chiama. Lo esorto a venire con me per non restare prigioniero. M’avvicino alla trincea e trovo anche: Macerolo Raffaele, Serg. Maresi, L’avv. Vecchi e Giannone. Cinque genieri miei, che traggo fuori. Il nemico incalza. Scoppia a noi vicino una granata. Sono le 18.30. Sentiamo il cigolio dei carri armati. Sono quelli del Cap. Schettini da Castrovillari-Cosenza- cos’era avvenuto sul fronte?. Il nostro S.T. Baldassarre, eseguita l’interruzione del ponte sul Billate, chiese al Col. De Cicco se poteva raggiungere la Compagnia conforme agli ordini a suo tempo ricevuti. Il Col. gli ordinò di restare vicino a lui, per servirsi dei genieri come port’ordini. Verso le ore 15,30 il Baldassarre, si trovò morte gloriosa, sul campo. Con lui erano 32 genieri fra cui il geniere Celentano Vincenzo di Giovanni da S. Valentino Torio-salerno- verso sera, rotto il fronte, il nemico accerchiò il Col: De Cicco. Il carro armato del Cap. Schettini, resosi conto del pericolo del Col., intervenne. Con il valoroso Col. Fu salvo fu salvo miracolosomente. La sua truppa non riuscì a sostenere l’urto e lui rimase, per ultimo, sul campo. L’iniziativa del cap. schettini lo fece decidere a salire sul carro armato. Un gruppo di Sud Africani, acquattato dietro un cespuglio, vicino al carro armato, non veduto appena il carro armato si mise in moto, s’arrampico sul carro e, dalla bocca della torretta, sparò nell’interno colpi di pistola. Il Col. De Cicco fu colpito a morte! Carri che sentirono i colpi, intervennero e punirono a morte gli autori dell’infame imboscata! Fu così che la salma, caricata sul carro armato, seguita e protetta dagli altri carri, s’avvio verso Soddu. Giunti all’altezza ove mi trovavo con i miei 5 genieri, che avevo condotto sulla strada, li faccio salire sui vari carri armati ed io salgo, nel buio, sul primo con Vecchi. Con le mie spalle sostengo il cadavere del povero Colonnello, che scivola, man mano che il carro s’arrampica sulla strada. Raccolgo la bussola, che pensola dal taschino della giubba, rientrandola nel taschino stesso! La notte avanza, umida. I colpi di cannone c’inseguono. Il nemico spara sulla strada ( vediamo le fiammate delle bocche dei pezzi che sparano dalle colline di Colisto); i colpi scoppiano a destra, a sinistra, avanti, indietro: il corteo funebre è protetto da Dio! Abbandonato sulla strada, riconosco una nostra macchina con il bagaglio di noi ufficiali e con la carfa forte della compagnia. Fermo il carro per agganciare e trainare l’autocarro. Il Cap. Schettini ed i suoi serventi, m’aiutano. Gli scoppi si moltiplicano sempre più vicini a noi e la manovra, nel buio, riesce impossibile. Abbandoniamo l’idea: tenteremo più tardi se, diminuendo il fuoco nemico, sarà possibile. Si ritentò una seconda volta, inutilmente. Proseguiamo. Incontro il Ten. Bers. Nardelli, due volte ferito alla gamba, ed il Ten. Troncone; li facciamo salire sul carro blindato. Sono le 23,30, non ne posso più. Vengo assalito da brividi di febbre. La salma, per il calore emanato dal carro, inizia la decomposizione! Un rotolo di teli da tenda, raccattato da me lungo la strada, s’incendia sulla coda del carro ove l’avevo deposto. Il carro emanava, dalla carrozza, scintille di fuoco. Scendiamo, per comporre la salma, e, come ubriaco, non m’accorsi che il carro ripartiva. Al buio non si accorgono di me e mi abbandonano, sulla strada!

20.5.41 ore 0,40- Vedo un faro che s’avanza. Credo essere una camionetta nemica: ardo di febbre. Si ferma un autocarro e sento una voce amica. Era il Capo manipolo Zandri Carlo di Luigi da Falconara Marittima-Ancona- del I° Gruppo Dicat, della Contraerea di Dire Daua. M’offre una coperta, m’aiuta a salire al suo fianco, in cabina: riconosce la mia febbre. Tremo di febbre, la testa scoppia. Egli consegna al capo squadra Cafiso Michele ( I° Gruppo Anticarro del C.M. Colonia Ferdinando) che ci segue con il carro munizioni, la mia cassetta con documenti e oggettini vari. Raggiungiamo un gruppo di macchine ferme, in un guado, ove dal ponte è precipitato nel fiume un carro armato con nostri uomini, che si sono salvati per miracolo. Il buon Zandri, scende per avvicinarsi ad una auto ambulanza. Parla con il medico ( S.T. Cataldo Lamanna di Terra Vecchia-Cosenza). Questi si rende conto delle mie condizioni e ordina di farmi salire in autoambulanza. Zandri mi porta una coscia di pollo. Ore 6- Scendo dal letto e m’affaccio al finestrino, abbiamo fatto molto cammino: siamo nelle colline di Soddu. mentre la macchina fila verso Soddu, vedo il mio Capitano, al quale non riesco a parlare per spiegargli le mie condizioni. Due aerei nemici ci sorvolano: il 1° lancia manifestini in amarico, incitando le popolazioni indigene a disertare e combatterci; il 2° ci mitraglia. L’autista accelera. Ore 8 m’accorgo che, in mia compagnia avvolto in coperte per terra, viaggia la povera salma del Col. De Cicco. Giungo all’ospedale di Soddu ove affluiscono molti feriti.


21.5.41 ore 10 Il Direttore, Dott. Decima Camillo, maggiore medico, mi visita. Riconosce dovermi ricoverare, ma deve dare la precedenza ai molti feriti. Mi ricovera all’infermeria Presidiaria di Soddu, il 22.5.41. Ore 17,30 il nemico penetra nel fortino di Soddu, con carri armati, improvvisamente. Si spara dappertutto. I ribelli, infiltratisi nella cittadinna, iniziano la razzia. Soddu capitola. Siamo prigionieri. La mia compagnia ha subito le seguenti perdite: 3 morti: S.T. Balbassarre, infermiere Pedrazzini Massimo, Magazziniere martelli Domenico Angelo. E feriti: gen. Famà Rocco, cap. pagano Pasquale. Scoparsi 14: Serg. Giornlando, Cap. magg. Molinari, Cap. Cedro, genieri Lazzaruti, Abramieri, Scocla, Cameraneri, Ferrante, Barletta, Caio, Tinelli, Petrosino, Rosso, Liano Gennaro da cava dei tirreni. Due celentano Vincenzo che ho visto nel campo di Manindo, il geniere Ferrante dice che il 21.5.41, a maggio, ha visto il serg. Giorlando ed il gen. Lazzaretti. Dice il ten. Col. Bubbio che musi adolfo si trova prigioniero a Lafaruk. Notizie: 101° div. Soddu gen. Baccari, 25 Div. Soddu gen. Liberati. Servizi di campo: 1°- 34 lemmi Bagagli ufficiali e 1 f benzina; 2°- Cirano Imperiale- Bag. Truppe con benzina; 3°- Chevrolet 3 nafta, 1 benz.: 4° -34 Sindaco con viveri; 5° 34 rosso Tagheri con truppa e corredi frigoriferi bruciate; 6°- Cirano Mobile frigorifero bruciate; notizie varie:

22.4.41 ore 17,30 Prigioniero degli inglesi nel fortino di Soddu

23.5.41 ore 9 trasferito nei locali del magazzino vicino forno di Soddu

24.5.41 ho scritto a casa la mia prima comunicazione

25.5.41 ore 13,20 si parte in camion per Sciasciamanna ove si giunge alle ore 18,30

28.5.41 ore 7-18 da Sciasciamanna a Maggio in Camion

4.6.41 ore 22 da Maggio a Dire Daua in treno vagone bestiame

5.6.41 ore 9,30 si giunge a Dire Daua ( italiani ci accolgono freddamente)

8.6.41 ore 7-11,30 da Dire Daua ad Harar in camion ( Italiani di Harar ci accolgono con grande affetto) Per interessamento del S.T. Francesco Scognamiglio di Napoli e del Capitano medico oculista di Catanzaro, riesco di uscire due ore ogni due giorni, per cura degli occhi. In una trattoria di Harar, incontro il maestro elementare di Asba Littorio. I vari impiegati della sale, civili e liberi in Harar, incontrandomi, fingono di non conoscermi, per tema d’essere acciuffati dalla polizia inglese.

21.6.41 ore 9,15-17,20 da Harar oltre Giggia in camion

22.6.41 ore 6,10-17 da Argheisa a Lafaruk in camion

30.10.41 ore 5 da Lafaruk per Berbera in camion

5.11.41 ore7,30-10 arrivo e sbarco a Mombasa ( Kenia)

5.11.41 ore 12 a piedi si giunge nel Campo Bagno Freddo e rivista bagagli.

18.11.41 ore 15,25-21 a piedi alla stazione. In treno per loudiani

19.11.41 ore 18,30 a Nairobi

 

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