ERNESTO AMELIO (MAGGIO 1941)
Ricerca testo originale: Francesco Torchia
elaborazione: Pasquale Vaccaro
Ero Vice Comandante della 16^ Compagnia artieri del 6° Battaglione Genio di Harar che, nel mese di maggio 1941, era dislocata nella zona di Sciascianama.
A seguito del ripiegamento dovuto alla rottura di quel fronte ed alla pressione del nemico, fummo costretti a ripiegare verso Soddu.
Giunti al fiume di Colisto, per ordine del Comandante il settore-Colonnello Cavalleria Tito Agosti, ci fermammo nel bosco di Colisto, per breve sosta.
Quando, scoperti dall’osservazione aerea nemica, fummo bombardati dall’artiglieria. Pertanto cercammo di spargere la Compagnia, onde evitare molte perdite.
Verso le ore 17, essendo rimasto con pochi uomini, perché la Compagnia aveva ripiegato, salì con gli uomini sui carri leggeri del Capitano Sechettini che, in quel momento, ripiegava con la salma del colonnello De Cicco.
Ressi con le spalle la salma caricata sul carro. Dato l’enorme calore del carro, la salma si decompose.
La fame e la stanchezza (venivo a piedi da Sciascianama in testa alla Compagnia perché il Capitano Marzi aveva riportato una distorsione al piede) mi provocarono febbre alta con intontimento.
Resosi necessario comporre la salma, la macchina si fermò. All’atto della partenza, dato il buio, il conducente non s’accorse che io ero sdraiato, febbricitante, a terra.
Fui raccolto da un Capo Manipolo (Zandri Carlo di Luigi da Falconara Marittima-Ancona-) e trasportato sul suo autocarro carico di munizioni, sino all’incontro dell’ambulanza del Sottotenente medico La Manna Cataldo (da Terra Vecchia-Cosenza), che prestò le prime cure, trasportandomi all’ospedale di Soddu.
Uscito dall’ospedale di Soddu mi presentai al Comando Presidio che mi inviò al fortino di Soddu, ove rimasi a difesa dello stesso per alcuni giorni.
Il 22 maggio 1941, il fortino accerchiato da ribelli, fu espugnato da carri armati inglesi.
Dopo di che, i superstiti, fummo avviati al campo provvisorio di Lafaruk.